
Secondo molti storici dei comics, l’anno di nascita delle graphic novel è il 1978, data in cui un tale Will Eisner (personaggio oggi sconosciuto a pochi, ma ben affermato già prima di quest’opera) pubblicò “Contratto con Dio”, giunto qui in Italia con il titolo Bronx 1930, attraverso L’Oasi Editoriale.
Il romanzo grafico narra la vicenda di Frimme Hersh, un pio ebreo di Dropsie Avenue, che, in gioventù, aveva deciso di stipulare unilateralmente un contratto con l’Onnipotente. Serviranno quasi vent’anni al vecchio Will per pubblicare quest’altro capolavoro, Dropsie Avenue, in cui spoglia la narrativa della sua veste più comune, quella dell’intrattenimento, e le cuce addosso un vestito molto più nobile, quello del comprimario, di espediente per un’autentica analisi a doppio binario che tocca contemporaneamente storia e sociologia – e quando mai queste due materie dovrebbero viaggiare separate?
È lo studio del macrocosmo attraverso il microcosmo, dei mille volti dell’America attraverso i mille volti di un preciso quartiere di New York, il Bronx, lì dove è nato l’autore. È straordinario il lavoro che Eisner ha fatto. E non parlo (solo) dell’enorme studio alla base della stesura, ma dell’idea in sé e della sua raffinata realizzazione.
È come se io scrivessi dell’evoluzione dell’Italia e degli italiani, dal 1861 ad oggi, attraverso una carrellata di eventi che hanno contraddistinto il mio quartiere di Salerno, nella medesima parentesi temporale, serviti al lettore come un susseguirsi di racconti flash da seguire come titoli di coda che viaggiano al ritmo un flusso di coscienza, tanto che il filo che li lega è sottile.
«I quartieri hanno un loro arco vitale. Nascono, evolvono, maturano e muoiono» racconta Will Eisner. «Anche se questa loro evoluzione viene evidenziata dal declino dei loro edifici, a me sembra che la forza interna che produce questo degrado sia la vita dei loro abitanti. Al cuore di questa trasformazione ci sono gli individui, non i palazzi.»
Un realismo crudo che asseconda le note melanconiche con cui l’autore compone la sua opera. Il bianco e nero sembra l’unica scelta ragionevole per questo romanzo grafico, anche perché il vecchio Will colora se sue pagine con un’umanità travolgente, la stessa che gli riconosce un altro mostro sacro di nome Frank Miller: “Eisner ha portato nei comics una maturità e un senso di maturità che prima di lui non esistevano”.

