
Dettagli Libro
- Editore : Horti di Giano; New edizione (29 novembre 2020)
- Lingua : Italiano
- Copertina flessibile : 189 pagine
- ISBN-13 : 979-1280144096
Prologo
In principio c’era l’oro, dopo l’oro venne l’argento, dopo di questo venne il rame e infine ci fu il ferro. Questa è la storia della creazione del mondo a opera di Tijaw,
dopo aver plasmato i Cieli e gli abitanti spirituali guidati dai suoi due figli, Yera e
Arey, chiamati gli Dei Gemelli.
Avendo personalità diametralmente opposte, sorse fra loro una disputa su come
regnare: Arey credeva che gli esseri dotati d’intelligenza dovessero godere di libertà
assoluta e che fosse loro diritto disporre della vita come meglio credevano, mentre
per Yera gli esseri senzienti avrebbero dovuto vivere e realizzarsi nell’armonia e nel
volere divino.
Delle legioni di esseri spirituali, alcuni si schierarono con Yera, altri scelsero di
parteggiare per Arey. Poco prima che scoppiasse la guerra in cielo, con conseguenze
devastanti per tutto l’Universo, Tijaw riuscì a fermare gli Dei Gemelli e proclamò che
la contesa dovesse disputarsi sulla Terra e che fosse l’operato dell’uomo ad attestare la veridicità delle loro tesi.
Dopo migliaia di anni la diatriba continua a consumarsi senza fine e il mondo è
attualmente diviso in due parti; il Regno del Sud che venera Yera e il Regno del Nord
che segue Arey. Per separare i due Regni, affinché non ci fossero influenze
reciproche, fu deciso, al termine dell’Età del Rame, di porre una cinta di mura alta
decine di metri, con quattro enormi cancelli custoditi dai Reggenti, uomini che
dovevano distinguersi in una delle quattro qualità principali degli Dei Gemelli, in
modo da avere il privilegio di indossare la propria Armatura della Corona e difendere
il Regno da eventuali infiltrazioni.
Nella sua immensa saggezza, Tijaw decise di porvi, come una siepe divisoria,
un’enorme foresta dalla vegetazione di metallo battezzata Foresta dei Fiorid’Acciaio. Essa sarebbe stata fiorente grazie alla devozione degli uomini per i suoi due figli, e nonostante ci siano stati vari conflitti nel corso dei secoli, grazie ad essa il Regno del Sud si è sempre sentito al sicuro dai ripetuti attacchi del Nord. Almeno fino ad ora…
Recensione
Riportare per intero il prologo del libro è fondamentale per poter comprendere parte di questa recensione, così come la sua lettura è indispensabile per la comprensione dell’intera opera.
Sì, perché uno dei grandi meriti dell’autore, a cui vanno i miei complimenti, è quello di aver descritto un mondo immaginario molto vasto, ma ben descritto.
Spesso si cade nel facile errore nel valutare la stesura di un fantasy come un esercizio relativamente semplice: dopotutto “inventare” qualcosa permette maggiori libertà rispetto alla realizzazione di un testo che deve seguire i dettami estremamente rigidi di un altro genere letterario… Niente di più falso! Scrivere un fantasy è un grosso rischio, soprattutto per un autore esordiente. Mondi, creature e poteri fantastici sono entrati così di prepotenza nel nostro quotidiano, prima grazie ai libri, poi grazie ai film, che il pericolo di realizzare qualcosa di “già visto” è sempre dietro l’angolo e, con ogni probabilità, determinate dinamiche portano una firma importante, per cui il confronto non può che essere impietoso.
Uno dei meriti di Anthony C. ( pseudonimo dell’autore che trascina con sé una simpatica aura di mistero, che ben si confà al ruolo di scrittore) è quello di aver creato un mondo originale, di grande interesse. Nella versione ebook, per i più curiosi (come me), sono presenti anche delle illustrazioni che permettono al lettore di “vedere” l’universo fantastico descritto nelle pagine.
In termini di ritmo, il libro si può dividere in due parti. Nella prima, viene dato largo spazio alle descrizioni delle ambientazioni, dei protagonisti e delle caratteristiche fantasy dell’opera. Funge da impalcatura, da trampolino di lancio, prima dell’esplosione della storia vera e propria. Questa parte è estremamente godibile perché permette al lettore di entrare, un passo alla volta, nel mondo fantastico dell’autore.
Si presentano i protagonisti, Teja, Eurion, Livas e Exon, Reggenti posti a difesa dei rispettivi cancelli del Regno del Sud. Ne si apprezzano le qualità, tutte differenti, e che attribuiscono ai personaggi un timbro di voce sempre diverso (cosa mai scontata!). Vengono introdotti secondi e terzi personaggi, che con l’evolversi della trama, avranno un peso sempre maggiore sulla storia.
Nella seconda parte, il libro cambia passo: l’autore sembra premere violentemente sull’acceleratore e “costringe” il lettore ad un vorticoso giro sulle montagne russe, tra scontri pirotecnici, corse, inseguimenti, colpi di scena e tradimenti.
Anche queste pagine si fanno leggere, accontentando palati più abituati all’azione che all’introspezione (caratteristica che non viene mai del tutto cancellata).
Il libro segue in tutto e per tutto il paradigma del fantasy, ricostruendo con ordine i seguenti punti:
- Descrizione del mondo fantastico e dei protagonisti
- Rottura dell’equilibrio
- Il viaggio
- Lo scontro
- L’epilogo
Per caratteristiche dell’opera, il testo è più vicino all’epic fantasy (o high fantasy, se preferite) rispetto ad altri sottogeneri; ciò nonostante non mancano delle contaminazioni che rendono il libro più complesso e interessante. Le oscure venature del romanzo distopico “inquinano” il colore brillante del genere puro, dirottandone anche le intenzioni. Sì, perché il testo di Anthony C. non ha come principale scopo quello di intrattenere il lettore, non è un libro da sfogliare “a tempo perso”. C’è una denuncia sociale di base, figlia proprio del romanzo distopico, di cui La Foresta dei Fiori d’Acciaio ne assorbe i propositi. Il mondo utopico del Regno del Sud si contrappone a quello distopico del Regno del Nord, in una lotta che nella forma è simile alla classica battaglia tra bene e male, tipica del fantasy, ma che in sostanza è più una guerra tra ideali, propria dei romanzi distopici. E non è un caso che il Regno del Nord sia descritto come il nostro mondo attuale: l’intento dell’autore è dare un forte schiaffo ai “falsi valori” trainanti della società attuale e lo fa applicando una strategia molto sottile. Il Regno del Nord, infatti, decontestualizzato, altro non sarebbe che il mondo che conosciamo tutti e che invece appare distopico proprio perché confrontato con il suo reciproco.
In questo modo, l’autore ci fa riflettere su quanto ormai siamo abituati al brutto, quanto è considerato “normale” ciò che normale non dovrebbe essere e che, infatti, diventa addirittura “distopico” se raffrontato con una sua versione migliorata.
E se ancora non vi ho incuriosito, sappiate che il libro, oltre ad essere stato tradotto in lingua inglese, ha subito azioni di censura che ne hanno ritardato la disponibilità su mercati esteri!
In conclusione, consiglio la lettura di questo testo, apprezzabile indipendentemente dall’importanza di spirito critico con cui ci si approccia alle pagine.
Di certo continuerò a seguire l’autore, che, sono convinto, vorrà prendere ancora posizione su temi attuali scottanti, curioso di osservarne l’evoluzione della penna.

